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Fascino da attraversare

Tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna, e l’Etna non si può paragonare a nulla.

(Dominique Vivand Denon, “Voyage en Sicilie”, 1788)

L’Etna, oggi dichiarato Patrimonio Unesco come uno dei vulcani più “emblematici e attivi del mondo”, con i suoi 3340 m di altezza s.l.m. è anche il vulcano più alto d’Europa. I suoi crateri, le colate laviche, le grotte di lava e le trasformazioni che ha subito nel tempo costituiscono gli aspetti che più interessano la ricerca. In particolare le eruzioni, che si ripetono periodicamente, affascinano turisti e studiosi rendendo famoso il Vulcano nel mondo per le sue spettacolari lingue fiammeggianti di lava.

Sito sul lato orientale della Sicilia, tra i corsi dei fiumi Alcantara e Simeto, l’Etna domina con la sua imponenza tutta la provincia di Catania. Con i suoi 135 km di perimetro e i 3340 m di altezza s.l.m., è il risultato di una molteplicità di eventi geologici che si sono succeduti nel corso di molte decine di migliaia di anni. Le sue prime manifestazioni eruttive risalgono al periodo Pleistocene medio-inferiore (570.000/600.000 anni fa). L’attuale edificio vulcanico, la cui altezza subisce costanti variazioni, dovute all’accumulo di materiali o a crolli delle pareti, si è costruito sui vecchi vulcani di Trifoglietto (il cui crollo ha generato la fossa craterica della Valle del Bove), e del Mongibello (dall’arabo Gebel ad indicare il “monte dei monti”), tutt’ora in attività. La parte sommitale del vulcano è costituita dal cratere centrale (Voragine e Bocca Nuova), dal cratere di Nord-Est (1911) e dal cratere di Sud-Est (1971).

Oltre ai crateri sommitali sono di particolare interesse la Montagnola e i Monti Silvestri. La Montagnola è uno dei più imponenti coni avventizi dell’Etna: si innalza a sud del Cratere Centrale, sull’alto versante meridionale dove si è impiantato a quota 2.500 m in seguito all’eruzione del 1763. I Monti Silvestri si sono formati a seguito dell’eruzione del 1892 e fra il Monte Silvestri Superiore e quello Inferiore passa la strada che da Zafferana e Nicolosi porta al piazzale del Rifugio Sapienza e degli impianti funiviari, meta di tutti i visitatori che si accingono ad iniziare la scalata del vulcano.

A 2900 m di quota si trova la nota Torre del Filosofo, una costruzione così denominata in ricordo di Empedocle (492 a. C. – 430 a. C. circa), il filosofo di Agrigento che salì sul vulcano per studiarne i fenomeni e porvi la propria dimora. La leggenda narra che il filosofo morì precipitando nella bocca del vulcano, ma non chiarisce se ciò avvenne accidentalmente o volontariamente. Si pensa che la Torre del Filosofo sia stata edificata dall’imperatore Adriano, che tra il 117 e il 138 d.C. salì più volte sull’Etna, affascinato dalla sua maestosità e dall’ampiezza della vista che si gode da questo punto di osservazione strategico sulla provincia catanese.

Notizie tratte dalla guida Nicolosi Etna-Sud e dalla guida del Parco dell’Etna.

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Terra di Fuoco

Eruzione del 1669:

I segnali della grande eruzione iniziarono la sera dell’8 marzo 1669; una serie di terremoti lievi dapprima, più accentuati in seguito, fino a diventare fortissimi il terzo giorno. Contemporaneamente, fra boati e “fremiti orrendi”, una profonda spaccatura del suolo si apriva a Nicolosi fino alla estrema vetta del vulcano, lunga ben 14 km. Ben presto essa divenne in molti punti teatro di esplosioni furiose, di denotazioni assordanti e di proiezioni di colonne di cenere e di lapilli infuocati. Nella parte bassa di questa spaventosa fenditura incominciò a fluire la lava sanguigna in tanta copia da dare l’impressione di un fiume di ferro.

Eruzione del 1886:

La lava minacciò Nicolosi, fermandosi a qualche centinaio di metri prima dell’abitato, nel luogo in cui il Cardinale Dùsmet aveva portato in devota e commovente processione il velo di Sant’Agata, patrona della città di Catania. Sul luogo del miracolo sorge una cappella votiva.

Eruzione del 1892:

L’eruzione si verificò sul fianco meridionale della Montagnola (quota 1900 m.) dando origine ai Monti Silvestri.

Eruzione del 1910:

Scaturita in vicinanza dei Monti Silvestri, per poco non seppellì il villaggio di Borrello presso Belpasso (quota 700 m.).

Eruzione del 1928:

L’eruzione del 2 novembre del 1928, per quanto di breve durata (rallentò il 12 e cessò il 20 novembre), è da annoverare tra le più disastrose dell’Etna. Devastò infatti 770 ettari di terreno coltivato a boschi e agrumeti, e 550 fabbricati (quasi per intero il comune di Mascali sito sul mare).

Eruzione del 1971:

L’eruzione del 1971, la cui durata è stata di 69 giorni, si è manifestata in due fasi: nella prima (4 aprile – 12 maggio) con la colata sul versante Sud dell’Etna, da quota 3.000 m. a quota 2.200 m., distruggendo il secondo tronco della vecchia funivia e l’Osservatorio Vulcanologico; nella seconda fase con la colata apertasi a quota 1840 m. sul versante orientale, che minacciò alcuni centri abitati come Fornazzo e S. Alfio, arrestandosi a circa 7 chilometri dal mare.

Eruzione del 1981:

Nel versante Nord in pochissimi giorni le colate hanno ricoperto terreni fertili (boschi e frutteti) ed hanno raggiunto la periferia del paese di Randazzo, arrestandosi nel letto del fiume Alcantara. Oltre ai danni causati alle colture, le colate hanno interrotto la strada statale Randazzo-Linguaglossa e la ferrovia Circumetnea Catania-Riposto.

Eruzione del 1983 e del 1985:

Le eruzioni hanno coinvolto il versante Sud e hanno causato ingenti danni alla stazione turistica di Etna Sud (Nicolosi), anche se non hanno interessato i centri abitati. Le colate di entrambe le eruzioni hanno distrutto la moderna telecabina (realizzata dalla società Agudio), e gli impianti scioviari, nonché la strada provinciale 92 Nicolosi-Rifugio Sapienza. Da segnalare che durante l’eruzione del 1983 per la prima volta i tecnici vulcanologici hanno effettuato il tentativo di “deviazione di una colata lavica” con esplosivo.

Eruzione del 1991/1993:

L’ eruzione, molto lunga (471 giorni) ha coinvolto il versante Sud-orientale, minacciando e raggiungendo, con il fronte lavico più avanzato, il paese di Zafferana. Quest’eruzione è stata caratterizzata dalla formazione di numerose bocche effusive “effimere” in valle del Bove, le quali hanno contribuito a fare raggiungere quote più basse alle colate.

Eruzione del 2001:

Eruzione devastante come quella del 1983 sempre sul versante Sud del vulcano. Funivia ed impianti scioviari distrutti, strada provinciale Rifugio Sapienza-Zafferana interrotta dalle colate nei pressi del piazzale dei Monti Silvestri.

Eruzione del 2002:

Quest’eruzione, che ha coinvolto sia il versante Sud che quello Nord, è stata caratterizzata dalla formazione di due sistemi eruttivi: quello Sud, le cui colate hanno ripercorso le colate dell’eruzione del 2001 e quello Nord, le cui colate hanno cancellato in pochissimi giorni la stazione turistica di Etna Nord (Piano Provenzana), fiore all’occhiello del paese di Linguaglossa.

Il Parco dell’Etna è stato il primo ad essere istituito in Sicilia nel 1987. Per proteggere questo ambiente naturale unico e lo straordinario paesaggio circostante sono state delimitate le seguenti aree:
- la zona A, di 19.000 ettari, è l’area dei grandi spazi incontaminati, in cui non ci sono insediamenti umani. Per questa zona l’obiettivo del Parco è quello di salvaguardare gli ecosistemi naturali lasciando fare alla natura il suo corso;
- la zona B, di 26.000 ettari, è caratterizzata da appezzamenti agricoli privati, dalla presenza di palmenti e case padronali, segno di una presenza umana ancora attiva sul territorio. Per questa zona l’obiettivo del Parco è quello di garantire che le attività tradizionali delle comunità locali continuino ad essere svolte e impedire che questo patrimonio culturale vada disperso. Un’altra zona, di 14.000 ettari, è detta di pre-parco, in cui è possibile realizzare eventuali nuove strutture turistiche nel rispetto del paesaggio e della natura. I comuni i cui territori ricadono all’interno del Parco sono i seguenti: Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Maletto, Mascali, Milo, Nicolosi, pedara, Piedimonte Etneo, Randazzo, Ragalna, S. Alfio, S. MAria di Licodia, Trecastagni, Viagrande, Zafferana Etnea. Il paesaggio del parco è molto vario, poiché a zone in cui non si è insediata alcuna forma di vita per via delle recenti colate laviche, si alternano zone con formazioni naturali di Pino laricio, Faggio e Betulla, mentre nelle quote più basse si alternano a querceti e castagneti terrazzamenti in cui vengono coltivate pere, mele, uva, nocciole e pistacchi di qualità particolarmente apprezzate. Le particolari caratteristiche del suolo e il microclima del comprensorio etneo danno luogo alla produzione di vitigni e vini DOC che incontrano sempre di più il gusto degli intenditori e consumatori a livello internazionale. Diversi comuni del Parco fanno infatti parte dell’Associazione Nazionale “Città del Vino” e sono collegate dalla “Strada del Vino dell’Etna”. Fra le altre specie vegetali che caratterizzano il paesaggio etneo vanno anche ricordate la Ginestra dell’Etna, formazioni pulviniformi di spino santo (astragalo), il Senecio, la Viola e il Cerastio.
Per quanto riguarda la fauna, vivono ancora sul vulcano: l’Istrice, la Volpe, il Gatto selvatico, la Martora, il Coniglio, la lepre, la Donnola, il Riccio, il Ghiro, il Quercino e moltissime specie di uccelli, in particolare rapaci (lo Sparviero, la Poiana, il Gheppio, il Falco pellegrino, l’Aquila reale, il Barbagianni, l’Assiolo, l’Allocco e il Gufo comune). I visitatori potranno ammirare le bellezze del parco incamminandosi per i numerosi Sentieri Natura segnalati per lunghezza e diverso grado di difficoltà.

Notizie tratte dalla guida del Parco dell’Etna. Per maggiori informazioni http://www.parcoetna.ct.it